domenica 15 settembre 2013

Come i patent troll frenano l'innovazione

Dopo aver parlato della pirateria informatica come il grande male, figlio dell'eccessivo ricorso al diritto d'autore, oggi parliamo dei Patent Troll.

Sono definiti Patent Troll quelle società che hanno nel loro portafogli un gran numero di brevetti che usano per intentare cause legali contro le altre aziende al fine di riscuotere delle royalty o dei risarcimenti.
I metodi con cui queste società accumulano brevetti sono due:
- registrando un gran numero di brevetti generici;
- acquistando brevetti alle aste fallimentari delle società.


Mettiamo in chiaro una cosa: i patent troll sono perfettamente legali, per quanto il loro modello di business sia eticamente discutibile.
Sono essenzialmente il prodotto di una legislazione sulla proprietà intellettuale fallace ed inadeguata; lo dimostra anche il fatto che queste società prosperano soprattutto negli USA dove la legislazione sul diritto d'autore è estremizzata, mentre sono meno presenti in Europa dove vi è una visione legislativa ed amministrativa più moderna.

La tecnica che queste società utilizzano per fare business, definita Patent Trolling, consiste nel ricorrere a schiere di avvocati e veder riconosciuti in tribunale diritti su software o prodotti di terze parti per i brevetti da loro posseduti.
E' lampante come questo meccanismo possa essere particolarmente dannoso per aziende che producono perchè i pesanti attacchi legali a cui sono sottoposte fanno perdere tempo e denaro, rendendo la catena di ricerca, produzione e commercializzazione meno efficiente. Inoltre, se per le grandi aziende può essere una condizione gravosa ma sostenibile, in quanto hanno i mezzi economici e legali per poter affrontare l'attacco, per le PMI e le Start Up il Patent Trolling può rivelarsi addirittura fatale.
Questa condizione negli Stati Uniti ha assunto proporzioni tali da intasare i tribunali e congelare lo sviluppo; basti pensare che su circa 4000 cause sulla proprietà intellettuale almeno la metà fanno capo a queste società. Cifre che hanno spinto l'amministrazione Obama ad intervenire rilasciando leggi ad hoc come AIA (America Invents Act) e stringendo i cordoni attorno alle specifiche necessarie per poter depositare i brevetti; a questi interventi si affianca una forte rivisitazione in senso liberista del concetto del fair use che offre maggiori tutele per alcune categorie considerate protette come ad esempio il mondo dell'istruzione.


La riscossione di una royalty o di un risarcimento non sono le uniche distorsioni della legge sulla proprietà intellettuale; tecniche simili sono state molto spesso adottate in passato, e lo sono tutt'ora, per frenare la concorrenza. Molti giganti, soprattutto nel mondo dell'informatica, hanno fatto ricorso ad un uso massiccio dei tribunali per batter cassa o impedire lo sviluppo di aziende concorrenti. Anche il mondo Open Source è spesso “vessato” da queste compagnie che a suon di battaglie legali cercano di acquisire o mantenere una posizione dominante. Anche questo meccanismo, come il Patent Troll, trova terreno fertile più nella legislazione americana che non in quella europea, segno che c'è bisogno di una decisa e concreta rivisitazione normativa che miri a favorire chi innova veramente e non solo sulla carta.

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