venerdì 7 febbraio 2014

Cos'è il Digital Divide e perchè gli ignoranti non lo ritengono un problema

Per Digital Divide s'intende il divario tra chi ha accesso alle moderne tecnologie e chi n'è escluso.
Diversamente da quello che molti pensano non è un problema esclusivo dei paesi in via di sviluppo rispetto ai paesi più all'avanguardia, dai quali l'Italia è esclusa dato che si trova circa a metà classifica per quanto riguarda l'accesso alle moderne tecnologie, ma anche cittadini appartenenti alla stessa nazione; basti pensare che nel nostro paese vi sono ancora molte aree non coperte dall'ADSL, anche se il problema è in parte arginato dalla possibilità di ricorrere a connessioni mobili sempre più efficienti, almeno secondo l'AGICOM.
Ma perchè la rete mobile cresce a dismisura mentre la rete fissa arranca a diffondersi?

Oltre a problemi di carattere infrastrutturali (è più facile installare un ripetitore che migliaia di Km di cavi) c'è anche un problema culturale di un paese vecchio nella mentalità e che non riesce ad ammodernarsi, anzi esclude chi prova a farlo.
Infatti in Italia la rete è concepita e percepita più con uno strumento ludico che non di lavoro. E poi c'è un altro aspetto importante, cioè quello di definire la rete come uno strumento, non come una piattaforma.

Nel nostro paese vi sono tre gruppi affini alla rete: gli utenti, i professionisti della rete e gli assai più rari (almeno nel nostro paese) professionisti sulla rete.
Così analizzando nel dettaglio questi tre gruppi possiamo capire perchè il Digital Divide non è così sentito come dovrebbe.
  • L'utente della rete non ha particolari esigenze di prestazione, non perchè non gli sarebbero utili, ma perchè sono un surplus superfluo. Una volta che la rete carica senza intoppi i video di youtube e le foto di facebook per l'utente è sufficiente, non vuole altro.
  • I professionisti della rete, intesi come coloro che sviluppano infrastrutture hardware e software, possono risentire della vetusta età della nostra rete; tuttavia trovandosi di solito in strutture idonee a sviluppare i loro prodotti, le ripercussioni sono minori.
  • Infine ci sono i professionisti sulla rete, coloro che svolgono il cosiddetto lavoro telematico, che sono certamente i più penalizzati. Infatti molti di questi collaborano dalla loro linea domestica, o sempre più spesso in mobilità, e la difficoltà di reperire una banda adeguatamente amplia o un traffico dati sufficiente a sopperire i loro bisogni spesso sono elementi limitanti per il loro lavoro. Quello ch'è un problema per il singolo professionista diventa un handicap notevole per lo sviluppo di un settore che potrebbe offrire molto al paese.

Ora quando un professionista “sulla rete” cerca di porre il problema del Digital Divide e del grosso limite che rappresenta per lo sviluppo del territorio ad un utente, le risposte classiche sono: “No perchè? Ieri mi sono visto un film in streaming e non si è mai bloccato” o “Ma a me le pagine si aprono in un attimo”. 
A queste si aggiungono quelle per giustificare l'assenza dell'informatizzazione in altre sedi come nel mondo dell'istruzione: “ma secondo me non servono i PC nelle scuole altrimenti i professori vanno cazzeggiando su internet invece di insegnare” o “la rete wifi nelle scuole è assurda, poi mio figlio invece di imparare chatta su facebook con gli amici”.

A questo punto chi lavora con la rete si rende conto che il Digital Divide in Italia non è sentito come problema perchè la tecnologia viene considerata dagli ignoranti una forma di distrazione, quindi addirittura nociva per lo sviluppo.

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