martedì 11 febbraio 2014

I principali limiti nella diffusione della cartella clinica

Oggi vorrei riflettere con voi su un argomento molto importante: l'adozione della cartella clinica elettronica negli ospedali italiani.
Sappiamo tutti che la cartella clinica è il futuro, anzi a dir la verità è il presente in alcune realtà. Tuttavia in Italia fatica a decollare anche solo l'idea di cartella clinica elettronica.

Una domanda sorge spontanea: perché?

Sappiamo tutti che la cartella clinica porterebbe numerosi vantaggi sia ai pazienti che al personale sanitario, ma la sola idea viene vista come remota e irrealizzabile.
Eppure non è così, abbiamo visto che gli strumenti ci sono già, così come le infrastrutture.
Abbiamo i programmi, abbiamo le strutture, ma non la cartella clinica elettronica.

Di nuovo, perché? Di chi è la colpa?

La colpa, anche se sarebbe meglio parlare di leggerezza, è di tutte le figure coinvolte nella transizione.

Iniziamo dai tecnici informatici. Purtroppo loro risentono del "peso dell'eccessiva conoscenza"; lavorando e pensando come esperti spesso non riescono a concepire una struttura ed un'interfaccia di facile utilizzo, o meglio, il loro concetto di facilità d'uso spesso non coincide con quello dell'utente finale.
Interfacce troppo complesse e ricche di informazioni, che all'esperto possono sembrare facili da usare e utilissime, al "niubo" appariranno come la volta celeste: bella ma incomprensibile. Questo senso di smarrimento impedirà agli operatori di poter sfruttare al meglio quanto di buono questi nuovi strumenti hanno da offrire.

Giungiamo adesso agli operatori sanitari. Il primo problema è la resistenza culturale. Senza dubbio il lavoro è moltissimo e le metodiche ben rodate possono aiutare a svolgerlo nel migliore dei modi; nuove metodiche da apprendere invece rallenteranno sicuramente il lavoro. Bisognerebbe comprendere però che questa è solo una fase di passaggio; l'integrazione informatica infatti permetterebbe di abolire molto del "lavoro di cancelleria" che dev'essere svolto nei reparti, ma come tutte le cose nuove ha una sua curva d'apprendimento per poter essere sfruttato al meglio. Quindi un po' di lavoro in più all'inizio ridurrebbe molto lavoro in seguito.

Veniamo ora agli amministrativi. Il loro errore è dato dal continuo cambiamento delle metodiche e dei protocolli.
Abbiamo già detto sopra come per ogni metodica è richiesta una curva d'apprendimento. Se i cambiamenti sono troppo repentini e frequenti nessuno sarà in grado di apprezzare i progressi apportati alla gestione perchè appena ne saranno padroni gli operatori li vedranno sostituiti da "nuove ed avveniristiche metodiche" che devono essere apprese daccapo. Condizione che alimenta un senso di sfiducia verso i nuovi protocolli, visti più come l'ennesimo grattacapo piuttosto che una possibilità di miglioramento.

Ultimi, ma non per importanza, i fornitori di servizi. Sempre pronti a ricorrere a complesse e dispendiosi strumenti e strutture. Come più volte ribadito in questo blog, esistono valide soluzioni libere che, in mano a chi ne ha la capacità, possono ridurre i costi di installazione e gestione delle strutture.

Come si evince da quanto detto finora, non esistono colpe assolute o gravi di qualcuno. Esistono solo piccole leggerezze che inceppano una macchina altrimenti efficientissima.

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