lunedì 22 settembre 2014

Nomofobia la moda dell'estate

L'estate ormai è agli sgoccioli e il tempo ce lo ricorda, le giornate si sono accorciare e le maniche delle camice si sono allungate come a nascondere l'abbronzatura sbiadita.
Con l'estate si ripongono nel baule dei panni estivi tutte le sue mode: addio dieta dei 10 chili in 10 giorni,  addio dimagrire con 5 gelati al giorno, addio racchetta, cappellini ed addio anche alla nuova entrata nomofobia!
Si proprio questa nomofobia, termine coniato nel 2008 ma che solo nell'ultimo anno ha acquisito gran polarità; non c'è stato giornale nè tra quelli di gossip nè tra quelli "rispettabili" che non ne abbia parlato.
Cos' è la nomofobia lo sanno tutti e, a meno che la vostra barca non sia naufragata i primi di maggio e non vi abbiano tratto in salvo solo ieri, almeno un titolo che la nomina l'avrete letto anche voi. Comunque per rinfrescare la memoria ricordo che la nomofobia è la paura di restare disconnesso, dall'inglese "no-mobile fobia".
Che esistano disturbi legati all'eccessivo bisogno di connettività non ci sono dubbi, ma che questa  condizione possa interessare fino al 77% della popolazione è probabilmente una forzatura. Fa pensare più a cambiamenti sociali piuttosto che ad un disturbo psichiatrico.
D'altro canto con l'evoluzione sociale gli usi e i costumi cambiano ed uno strumento una volta ritenuto inutile, anzi a volte anche volgare, può diventare indispensabile e addirittura (paradossalmente) il non averlo o non portarlo può suscitare imbarazzo e anche sorpresa.
Chi non ricorda la storia delle mutande?

Tirando le somme i disturbi legati alla connessione esistono e verranno codificati sempre meglio.
È un bene che se ne parli in modo da informare al meglio la popolazione,  tuttavia è bene evitare speculazioni per non ripetere quanto già successo con la depressione prima e l'anoressia poi: problemi di salute seri che trattati in modo superficiale da giornaletti e giornalisti (o pseudotali), con tutte le conseguenze negative del caso che ancora oggi si vedono sfogliando le loro pagine.

Di mutande! Giornaletti, trattate di mutande. Il resto lasciatelo a chi è più competente.

Fonti:

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